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LA BELLA ADDORMENTATA

TITOLO: LA BELLA ADDORMENTATA

ANNO: 1986

LUOGO DEBUTTO: Pietrabbondante, Teatro Sannitico, 13 Luglio 1986

AUTORE: Rosso di San Secondo

REGIA: Lorenzo Salveti

SCENE: Bruno Buonincontri

COSTUMI: Iolanda Stefanucci

MUSICHE ORIGINALI: Sergio Liberovici

FOTO DI SCENA: Tommaso Le Pera

PERSONAGGI E INTERPRETI:

La Bella Addormentata – Paola Quattrini
Il Nero della Zolfara – Duilio Del Prete
La Padrona Guanceblù – Maria Grazia Grassini
Il Notaro Tremulo – Giovanni Poggiali
Pepespezie – Selvaggia Appignani Quattrini
L’Allocco dai fichidindia, Il Sagrestano, L’Arcangelo Gabriele – Mario Patanè
La Vecchia Disperata – Adriana Facchetti
Nasoviola, Regnicolo, Il Farmacista – Nestor Saied
Un Giovinastro di miniera, Il Sindaco – Ricccardo Zini
Un Grasso di Velluto, Il Prete Polposo, Il Medico Condotto – Piero Domenicaccio
La Zitella Angosciata – Simona Peruzzi
La Canzia – Annamaria Porta
Un Altro Grasso di Velluto – Francesco Marino

PRODUZIONE: Coop. Teatrale “I Dioscuri”

GALLERIA FOTOGRAFICA

NOTE DI REGIA

È una favola bella e cattiva, raccontata in un modo che è particolare. La favola dice di una ragazza povera, divenuta sgualdrina, come vuole il mondo dei più ricchi.Impassibile, la Bella risponde col silenzio e, addormentata nel suo silenzio, sogna.Ha un solo amico, il Nero, che è spirito di rabbia e libertà: la libertà di sognare un mondo come lo vorrebbe lui;e la rabbia di chi vorrebbe bruciato quello vecchio, come la zolfatura brucia la campagna.

Nell’esercizio di quella professione subita nel silenzio, la Bella concepisce un figlio, e non si saprà mai chi ne fu il padre. E allora si decide a parlare, la Bella Addormentata.

Con il Nero, va a casa del notaio, e, a quel notaio, che per primo l’aveva posseduta, dice che il bambino è suo; o meglio, che è come se lo fosse, visto che, senza quel primo atto del notaio tant’anni fa, quel bimbo oggi neppure nascerebbe.

Così la Bella diventa madre a casa del notaio e, sempre con la bocca chiusa, osserva come quella casa va in malora.

E aspetta il Nero. Guarda le stelle e sogna.

La favola, dicevo, è raccontata in un modo che è particolare, come particolare, anche per quegli anni, gli anni venti, era il mondo del suo autore.

Siamo in Sicilia, e i personaggi sono contadini e zolfatari, un sindaco, o un notaio. Ma l’autore li chiama “Allocco” o “‘Guanceblù”, questi personaggi, o “Vecchia disperata”‘, e “Zitella angosciata”: li trasforma insomma in strane maschere; non più tanto persone, ma maschere impressionistiche.

Così, i suoi e la festa nel paese, e la campagna e la notte, ci sono, ma non per sè: irrompono a brandelli, presentissimi, o come echi lontani, per ossessionare quei personaggi, o per farli sognare; sono come suoni e paesaggi di quelle povere anime.

E loro, i personaggi, parlano. Ma che si tratti di un contadino analfabeta o di un colto farmacista, non parlano la lingua dello scrittore che li muove: una prosa lirica sbalorditiva, a tratti vera poesia.

Così che sembra che quei personaggi si muovano dalla carta stampata di un racconto e si animino, per diventare teatro, agito e raccontato insieme.

Infatti, ce lo vuole anche raccontare un po’ lui stesso, questo teatro, l’autore, visto che, all’inizio di ogni quadro, affida parte della storia

RASSEGNA STAMPA